San Rinaldo - Patrono di Nocera


Rinaldo, vescovo di Nocera Umbra, vissuto dal 1157 al 1217 è una figura singolare di monaco eremita e di vescovo che si stacca dalla mentalità del tempo per una vita di radicale forma di pietà e di carità, dando un esempio di fede e di coerenza, in un mondo di ricchezze e di potere, di compromessi e di collusioni tra fede e autorità. Figlio di primogenito di uno dei signori che dominavano Nocera e Foligno, erede del feudo di Postignano, tra Assisi e Nocera, destinato a posti d importanza politica e militare di primo grado, fu educato culturalmente come si conveniva al suo rango. A vent'anni abbandonò tutto e si mise a fare l'eremita andando sul monte di Gualdo, il Serrasanta (1348 slm), famoso per la presenza di uomini che vivevano di preghiera e di penitenza; lì visse "una vita eremitica perfetta" (cod. Ottoboniano, 2666, c.52), poi, per assoggettarsi ad un superiore che lo guidasse sempre a fare la Volontà di Dio, divenne monaco del Monastero di Fonte Avellana, dove "insieme ai confratelli, servì Dio in modo perfetto e devoto" (cod. Vat. Lat., 3903, c.276). Per giochi di potere umano o, se si vedono le cose alla luce della fede, per gli insondabili disegni della Provvidenza, fu "Associato" (Annali Camaldolesi, IV, p.286) nell'episcopato al vescovo Ugo (1190-1213), impegnato per incarichi giuridici a servizio della Curia Romana. L'elezione dovrebbe essere avvenuta tra gli anni 1209 e 1212; alla morte di Ugo, per tre anni, fu titolare della Diocesi da solo. La caratteristica dell'episcopato di Rinaldo fu di rimanere monaco anche da vescovo e lo fece con l'ostinazione dei santi, tutto dedito a Dio e ai fratelli, come si esprime la Legenda Minor: "tenne la vita perfetta (da monaco) rimanendo come quando era in monastero con digiuni, veglie e preghiere, dedicandosi a Dio e occupato nella cura vescovile di celebrante del culto divino e di soccorritore delle persone più povere e bisognose" (cod. Vat. Lat., 3903, c.276). Per dare un esempio vivace di amore cristiano adottò un bambino di Nocera, orfano dei due genitori, tenendolo nel palazzo vescovile, lo onorava ogni giorno a mensa come se fosse Cristo che chiedeva aiuto (cod. Vat. Lat., 3903, c.276). Importante fu la sua presenza alla promulgazione della Indulgenza della Porziuncola nell'agosto del 1216 , voluta da san Francesco. Morì il 9 febbraio 1216 e subito fu imbalsamato; con un processo sui miracoli che durò qualche mese, dal vescovo suo successore, Pelagio (1217-1224), fu elevato sul'altare maggiore della cattedrale e proclamato santo. Le vicende politiche dispersero presto documenti e tradizioni, perché nel 1248, Nocera, città guelfa, fu distrutta dall'esercito di Federico Secondo (1194-1250) che si accampò proprio nella cattedrale. Straordinario fu il ritrovamento del corpo di san Rinaldo, intatto e senza le profanazioni subite dalle tombe degli altri vescovi e agli sfregi toccati alla suppellettile sacra. San Rinaldo fu proclamato Patrono di Nocera e intorno alla sua urna, portata nella chiesa di santa Maria dell'Arengo (oggi ridotta ad una sola navata e dedicata a san Giovanni Battista, a fianco del Monastero di Clarisse dallo stesso nome), si ricostruì la città e la devozione che perdurò nei secoli. Quando, nel 1448, di nuovo si riprese la ricostruzione della cattedrale, in cima al colle dove sorge il centro storico di Nocera, il titolo ufficiale della chiesa che da settecento anni aveva onorato la Vergine Assunta in cielo, ebbe l'aggiunta di san Rinaldo (Arch. Doc. Nocera, not. Bartolelli, 1448, giugno 15, n.6, c.86). Il suo corpo fu solennemente trasportato nella chiesa nel 1456 e per secoli si propagò il culto che fece di san Rinaldo il Protettore della città, del territorio e della Diocesi di Nocera. E il santo non mancò di provvedere ai suoi fedeli, con interventi di protezione dei momenti tragici di guerre, di distruzioni e di eventi calamitosi come i frequenti terremoti.

di Angelo Menichelli

Tratto da "L'altranocera" n. 1 - Febbraio 2007






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